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RESTAURO…… CHE PASSIONE!
Mi ricordo la prima volta che decisi di riportare agli antichi splendori una motocicletta che era arrivata alla frutta. Il sentimento iniziale, quello che ti fa dire: “adesso ci penso io!”, fu lo stesso che ancora oggi provo davanti al “rottame” di turno, ma all’epoca anche lo scoramento si manifestò subito e con una forza nettamente superiore, all’immediato istinto di restaurazione. Lo smarrimento, derivava dal fatto che avrei voluto raggiungere rapidamente l’obbiettivo prefissato, non riuscendo a decidere, però, da che parte iniziare l’opera. La roba da fare era tantissima! Rimettere a posto qui, controllare qua, sostituire li, ribattere là, etc, etc, etc!! Il restauro però, è principalmente un atto di pazienza, di passione e di amore, nei riguardi di quel mezzo. Ma questo l’ho capito più tardi, e ho anche imparato che bisogna saper aspettare, dando tempo al tempo, senza fretta. Cercare minuziosamente le cose che vanno e quelle che non vanno, risolvendo passo dopo passo i problemi che lo smontaggio e il successivo rimontaggio, mettono in evidenza. Tutto, sempre, con la solita, giusta pazienza. E’ un po’ come quando, una volta messo nelle botti di rovere, si aspetta la maturazione del vino, quello buono. Certo nel caso del restauro non si deve attendere passivamente come nel caso del vino: bisogna darsi da fare, altrimenti hai voglia ad aspettare!! Ma quando restaurare e quando conservare? Quale è lo stato che dovrebbe decretare o meno l’inizio del lavoro di restauro? Io credo che un mezzo, pur dimostrando gli anni che ha e pur avendo su di se i segni (sicuramente non eccessivamente marcati!) del suo utilizzo passato, deve avere la sua “dignità”, altrimenti, a mio avviso, gli va restituita con un valido restauro. Certo, mi rendo conto che una decisione del genere è molto personale e io devo ammettere che per la maggior parte delle moto sulle quali ho lavorato, presi la decisione, e la feci prendere al proprietario, di optare per il restauro totale. Ma io, in effetti, non amo molto i mezzi conservati, a meno che non stiano veramente in forma, diciamo almeno all’80% dello stato originario, o che attraverso i loro segni del tempo e dell’uso, non raccontino qualcosa di speciale. Faccio un esempio, forse un po’ al limite, ma almeno così spiego meglio il mio punto di vista sulla questione. La Bialbero che possiede Luzzi nella sua officina, sicuramente con un buon lavoro di restauro, potrebbe tornare agli antichi fasti e diventare come nuova, ma sarebbe giusto? Su quella moto hanno messo le mani Lambertini (Dante) e Biavati mentre Mendogni e Damiani l’hanno portata al limite nelle gare. Le macchie d’olio e la vernice consumata o graffiata, raccontano la sua esclusivissima storia che non può e non deve essere cancellata. Anche se la moto è abbastanza al di sotto dell’80% di cui parlavo prima. Non so se avete capito il mio punto di vista, comunque se siete nel dubbio di dovere restaurare o meno una moto, prendete la vostra decisione, perché come diceva Clint Eastwood in uno dei suoi film…”Le opinioni sono come le palle. Ognuno ha le sue!!” Alla prossima. Fabio |